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La zingara di Rosseau

La zingara di Rosseau

Mi piacerebbe parlarvi in questo periodo di profumi, che è per la primavera, di un quadro che mi ha molto colpito, si tratta di La zingara addormentata di Henri Rosseau, conosciuto come Il Doganiere (per il suo lavoro come impiegato del dazio).

Pittore dell’irreale e della favola.

Guardando i suoi quadri mi viene in mente un film che ho nel cuore, Big Fish, film diretto da Tim Burton, anche lui sensibile visionario, in cui la poesia della trama si confonde con la fantasia e le lacrime si mescolano all’ironia.

Rosseau era un artista puro dentro, che dipingeva senza la conoscenza scolastica, di getto.

Aveva una particolare sensibilità per i colori, ma non per le forme e non riuscirà mai a dare il senso della tridimensionalità e della prospettiva.

Sarà proprio la pittura ingenua di Rosseau, però,  insieme a quella di altri artisti quali Cézanne e Gauguin, a segnare la via da seguire per approdare al nuovo.

I dipinti di Rosseau in particolare, poi, dalla prospettiva sbagliata, dalle atmosfere irreali, dalla mancanza di ombre e di chiaro-scuri o fonti di luci, dai colori sgargianti e dalle linee nette, entusiasmeranno Picasso e Kandinskij.

Lo scrittore Jean Cocteau nel 1926 ne dà una bella descrizione di questo dipinto:

“Che pace! Il mistero crede in se stesso e si mette a nudo…La zingara dorme…Il pittore che mai dimentica un dettaglio, intorno ai piedi addormentati non segna la sabbia di alcuna orma. La zingara non è giunta in quel luogo…Non è in alcun luogo umano”.

In questo dipinto è raffigurata una girovaga, una suonatrice, che profondamente addormentata è distesa a terra e non si accorge del leone, che le passa accanto e la annusa.

Probabilmente è il dipinto più importante di questo Candide della pittura, che da lontano ci ricorda il nostro Ligabue, pittore italiano malato di follia.

A volte penso che l’essenza del mondo appartenga più ai folli, che alle persone normali, soprattutto se dotati di senso artistico, come lo fu anche Van Gogh.

Vi invito a entrare con me in questa favola, dove non sembra mai arrivato nessuno, al di fuori del leone.

Andiamo insieme allora, ma in punta di piedi, in questo paesaggio fra il metafisico e il surreale, dove le belve sono feroci, ma non aggrediscono, forse ammaliati dalla bellezza e confusi dai profumi intensi e orientali, dove tutto è magia, ma  non fa paura.

Torniamo poi arricchiti di quella luce splendente e lunare nei nostri cuori.

 

 

maxim
Written by maxim

2 Comment responses

  1. Avatar
    Marzo 24, 2017

    Bellissimo questo quadro, uno dei miei preferiti in assoluto. Spero di poterlo vedere dal vivo al MOMA prima o poi 🙂

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    • Avatar
      Marzo 24, 2017

      Sicuramente avrai questa splendida occasione!

      Reply

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