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La grande arte dei Guggenheim: Da Kandinsky a Pollock

La grande arte dei Guggenheim: Da Kandinsky a Pollock


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Vediamo oggi di continuare insieme il nostro percorso all’interno della spettacolare mostra di Palazzo Strozzi: Da Kandinsky a Pollock, La grande arte dei Guggenheim, dopo il mio precedente articolo.

E’ sicuramente una grande mostra, dove ammirare opere e movimenti che hanno delineato il concetto di arte moderna e un inedito confronto fra la collezione di Salomon e di sua nipote Peggy,  figure fondamentali nel collezionismo dell’arte del XX secolo.

EUROPA – AMERICA

IL SURREALISMO E LA NASCITA DELLE AVANGUARDIE

Allo scoppio della seconda guerra mondiale molti surrealisti europei emigrarono negli Stati Uniti e grazie a Peggy influenzarono i giovani artisti , che dettero vita a quelle che furono le avanguardie americane.

Le opere mostrano l’amore di Peggy per il surrealismo e per il lavoro del grande amico e consigliere Marcel Duchamp.

E tutto questo interagire fra artisti europei e americani, fra la fine degli anni ’40 e gli anni ’50, porterà all’Espressionismo astratto.

Fra gli artisti presenti in questa sezione William Baziotesin cui vediamo l’amore per le i colori primari delineati da contorni neri, da cui traspare la sua esperienza di artigiano in una fabbrica di vetro, con un’opera dove sono raffigurati idealmente dei paracaduti, che ci rimandano agli sforzi degli alleati.

Già calato nell’atmosfera dell’Espressionismo astratto Clyfford Still, con una figura che grida la propria disperazione contro il sole che tramonta, ricordando un episodio, negli anni ’30, in cui le pianure americane vennero colpite da una grande siccità.

Vediamo poi Arshile Gorky e il suo lavoro pieno di figure vegetali, dove l’unico riferimento sono quelle sgocciolature che danno l’idea della gravità.

Ed è invece proprio uno scenario apocalittico, che sinceramente mette anche un po’ di angoscia, quello di Yves Tanguy, che ci propone un paesaggio in cui la terra e il cielo si fondono in un’immensa solitudine ispirata da De Chirico.

Poi abbiamo Jean Arp e la sua idea che tutte le cose in natura possono essere comunque variazioni di forme di bese.

O Andrè Masson con la sua opera Armatura, dove raffigura un nudo in maniera estremamente erotica, ma anche mutilato, mancano le braccia della donna e anche la testa è mutilata: una sorta di Nike di Samotracia senza ali!

E poi non poteva mancare Pablo. Picasso è presentato con un ritratto – autoritratto in un busto di uomo con maglia a righe, che forse raffigura un pescatore, forse ritrae se stesso, ma che comunque ci mostra la variazione del suo stile, dove il volto per lui non sarà più lo stesso.

E ancora  Roberto Sebastian Mattadove ammiriamo chiaramente il suo interesse per il cinema e l’animazione nel suo lavoro dai contenuti pseudo-mitologici.

O Max Ernst che fugge dall’Europa per arrivare a New York, dove poco dopo sposerà proprio Peggy.

E sicuramente degna di nota è l’opera di Victor Brauner Il surrealista, che si ispira al mondo dei tarocchi per farsi un autoritratto.

Sicuramente voglio concludere questa parte con l’opera che caratterizza maggiormente questa sezione, che ci riporta ad un periodo di paura e di fughe per la seconda guerra mondiale e che è stata pensata dalla grande mente di Duchamp.

Al centro della scena, circondata dalle opere di amici e colleghi, sta una valigia, un’edizione De Luxe, di Louis Vuitton. Si tratta di un piccolo museo portatile con le opere di Marcel in miniatura, fatte appositamente per Peggy o forse idealmente per tutti, visto lo scenario che faceva da sfondo a questi terribili anni.

E’ una valigetta magica, con dentro tutto il genio di Duchamp!

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maxim
Written by maxim

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