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Immensamente Frida: la collezione Gelman

Immensamente Frida: la collezione Gelman


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Ieri, sono andata alla presentazione della mostra a Palazzo Albergati  a Bologna: La Collezione Gelman: arte messicana del XX secolo, a cura di Gioia Mori, che vede protagonisti Frida Kahlo e Diego Rivera, ma anche Rufino Tamayo, Marìa Izquierdo, David Alfaro Siqueiros e Angel Zàrraga.

Vi avevo già anticipato qualcosa in un mio precedente post, ma adesso posso entrare più nel dettaglio.

Iniziamo dal capire meglio questa la Collezione Gelman.

Nel 1941, Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, due emigranti dell’Est Europa, si incontrano e si sposano a Città del Messico.

Nel 1943 Jacques, ebreo russo che ha fatto fortuna producendo film comici, commissiona a Diego Rivera il ritratto di Natasha: è l’inizio di una lunga avventura e di una grande Collezione, arricchita della passione dei coniugi per l’arte messicana.

La Collezione è composta di dipinti, fotografie, abiti, gioielli, collages, litografie, disegni…ed è interamente esposta a Bologna, in occasione della mostra.

La mostra si articola in tre sezioni principali.

Al piano terra, una sala è dedicata a Jacques e Natasha Gelman, i personaggi più in vista nel Messico tra gli anni Quaranta e Cinquanta.

Un importante brano della loro dimestichezza col cinema, lo ritroviamo anche in mostra, girato nello studio di Rivera, a un anno dalla morte di Frida.

Qui sono raccolti i ritratti dei due collezionisti, per mano di Frida e Diego e degli altri artisti del “Rinascimento Messicano”.

Proseguendo, la sezione successiva, viene spiegato meglio Diego Rivera e questo periodo artistico del Messico.

Quando i Gelman arrivano in Messico, il paese è al culmine di questo periodo di “Rinascenza”, che va dal 1920 al 1960.

I muralisti sono i protagonisti di questo movimento, tutti figli della Rivoluzione messicana, con l’idea di realizzare un vasto programma di arte pubblica, come strumento di crescita culturale.

Si abbandona allora la pittura da cavalletto, per quella più coinvolgente e alla portata di tutti, sugli edifici e i muri della città.

L’ultima parte, ovvero, il secondo piano è interamente dedicato a Frida Kahlo e a sua volta si suddivide in varie tematiche.

  • Frida Kahlo e la fotografia.

Figlia di un fotografo , Guillermo Kahlo, l’artista sapeva come porsi davanti ad un obbiettivo e troviamo qui le foto Edward Waeston, Fritz Henle, Leo Matiz , Nickolas Muray, con cui Frida ebbe una relazione e Lola Alvarez Bravo, che nel 1953 organizzò l’unica mostra personale dell’artista in Messico.

  • Frida Kahlo, dea atzeca

In questa sala domina l’Autoritratto con collana, opera del 1933, attorniato da numerose foto, in cui Frida appare abbigliata con gioielli, che potevano essere di poco valore oppure preziosi, ma che ci rimandano il suo amore per tutto ciò che luccica, che ricorda le divinità precolombiane.

  • Frida Kahlo biologa naturalista

Questa stanza raccoglie una serie di opere, che nascono dai tormenti fisici di Frida, che racconta le sue sofferenze, dipingendole e facendo del proprio corpo un territorio di indagine, tanto a volte da sembrare illustrazioni di manuali di medicina.

  • Frida e Diego

Destinati a diventare tra le più famose coppie di artisti del mondo, sia per le loro opere, che per la loro infinita, intensa e distruttiva storia d’amore.

“L’unione di un elefante con una colomba

Questa sezione è dedicata a Diego a cui Frida sentiva di essere legata carmicamente, ed emergono opere quali Ritratto di Diego, L’Abbraccio amorevole dell’Universo, la terra (il Messico) io e il signor Xoloti o Frida e Diego nella Casa Azul.

A questo punto entriamo nella camera da letto di Frida, ricostruita per l’occasione.

  • La mascotte di Frida

Cani e gatti, pappagalli e scimmie, colombe, conigli, un cerbiatto: questo era il colorato bestiario di cui si circondò sempre Frida, prendendosene cura come fossero bambini. Compaiono in diversi autoritratti, come affettuosi compagni di vita.

  • Frida Kahlo icona fashion

Frida attraverso l’abbigliamento folkloristico disegnò la propria immagine, rivendicando la propria identità messicana e creò un proprio stile.

Qui ritroviamo una “chicca” assoluta, quale l’esposizione di alcuni abiti di stilisti di fama internazionale, che si sono ispirati a Frida, fra gli altri emergono Gianfranco Ferrè, Antonio Marras e Valentino.

A concludere il percorso una serie di autoritratti diventati icone, come Autoritratto con treccia, Autoritratto MCMXLI, o Autoritratto come Tehuana (Diego nei miei pensieri o Pensando a Diego).

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La mostra, col patrocinio del Comune di Bologna, è prodotta e organizzata da Arthemisia Group, in collaborazione con MondoMostre e Skira. Per informazioni e prenotazioni: vi rimando alla pagina ufficiale.

 

maxim
Written by maxim

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