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Gli orologi molli di Dalì

Gli orologi molli di Dalì

Come promesso mi piacerebbe vedere insieme a voi alcune opere di Dalì, perché questo eccentrico personaggio ha letto la sua arte in una maniera, che a volte lascia dei punti interrogativi in chi la guarda.

In realtà, ha guardato dentro alle persone come pochi artisti hanno fatto prima di lui.

Come forse solo Freud in quel periodo stava facendo e ha tirato fuori la parte onirica dell’umanità.

Sono sempre stata attratta dai suoi orologi, che si sciolgono come neve al sole. Fin da subito mi hanno colpito, ma non li capivo.

Non li capivo perché era un’immagine vista e rivista, che piaceva o meno, ma pochi, me compresa, ne conoscevano bene il significato.

E’ un po’ una natura morta esagerata, in cui l’attimo corre talmente veloce che già sta modificando ogni cosa sotto il nostro sguardo.

Questo è Dalì. Spesso mi sono chiesta chi fosse veramente questo eccentrico artista. Mille le cose che si potrebbero usare per definirlo, sicuramente era un personaggio, uno show men che faceva della sua arte e della sua vita uno spettacolo e amava più di tutto, come conseguenza, non passare inosservato.

Il quadro che vi ho anticipato è La persistenza della memoria del 1931, più conosciuta come gli orologi molli.

Si tratta di una scena ambientata in riva al mare, sulla costa catalana. Tutto appare deserto. Non vi sono uomini, solo una strana forma distesa a terra che riproduce probabilmente il profilo dell’artista.

I protagonisti del quadro sono questi orologi, che sembrano fatti di una materia molle.

La sensazione è quella di poter toccare l’immagine, di sentire quegli oggetti mollicci, che perdono consistenza sotto le nostre mani.

Si dice che abbia preso ispirazione per questo quadro dopo una cena, dove aveva mangiato del camembert, un formaggio dalla consistenza appunto molliccia.

Più profondamente ci rimanda ad una riflessione sul tempo, ad andare oltre le certezze ottocentesche. Ci introduce a quello che è il messaggio della relatività.

Il tempo è soggettivo e ha un trascorrere diverso per ogni stato d’animo. Gli orologi non possono funzionare ugualmente in tutte le persone.

Il tempo non può essere misurato per tutti nella stessa maniera.

E’ per questo motivo che questi orologi, come ogni cosa meccanica, si afflosciano perdendo consistenza, di fronte agli stati d’animo.

All’inizio del secolo XX Einstein, demolendo il concetto newtoniano di “tempo assoluto”, affermando che il tempo non era  uguale per tutti, ma come ci mostra Dalì in questo quadro, il suo trascorrere dipende sempre da chi lo vive.

Quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività. Albert Einstein

 

maxim
Written by maxim

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