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Arts and food: dalla Triennale all’Expo

Arts and food: dalla Triennale all’Expo

Circa due settimane fa ebbi l’occasione di dover andare a Milano e non mi feci mancare una visita alla Triennale, primo padiglione del Expo e dedicata interamente alla cultura del cibo e al suo riflesso nell’arte.

Non ho potuto fare a meno di rimanere affascinata dall’intero percorso, perché rappresenta quello che anche da parte mia, nel mio piccolo, sto creando: dei percorsi artistici, spesso collegati al cibo e alla sua degustazione, che avvicinino le persone alla bellezza e ai capolavori.

Infatti il mio blog www.arteneisensi.it, parla proprio di questo: guardare all’arte non più come ad una noiosa visita ad un museo, ma come ad un’interazione che coinvolga tutti i sensi.

Arts & Foods . Rituali dal 1851 è allora, dal mio punto di vista,  un’imperdibile appuntamento, a cura di Germano Celant, che si terrà alla Triennale di Milano fino al 1 novembre 2015.

Arts & Foods metterà a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851, anno della prima Expo a Londra, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e al convivio.

Una raccolta e un viaggio nel tempo, che rifletterà creativamente il filo conduttore dell’Esposizione Universale di Milano, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

La mostra si snoda fra le creazioni di pittori, scultori, fotografi, grafici, registi, architetti e designers, che si confrontano con un tema tanto quotidiano, quanto importante come quello del cibo: si va dalle  tavole imbandite, alle nature morte, ai film, fino alla pubblicità.

Dall’Impressionismo alle Avanguardie, dal Divisionismo a Andy Warhol abbiamo l’opportunità di viaggiare fra le tavole, i sapori e i colori del mondo e dell’arte.

Arts & Foods esplorerà lo speciale legame tra le arti visive e il cibo, sia in maniera positiva, sia sottolineando anche i punti più problematici, che ruotano attorno a questo ampio argomento, antico quanto l’uomo.

E grazie alla spettacolare regia architettonica dello Studio Italo Rota, lo spettatore ha modo di immergersi fisicamente in un percorso in cui opere d’arte, disegni,  film, oggetti, documenti, libri, menu e copertine di dischi… si articolano in una narrazione contestualizzata nel proprio contesto storico, sociologico e antropologico.

Il cibo fa un lungo  giro: dalla sopravvivenza del nostro primo attacco di fame all’elaborazione che ne facciamo nelle varie cucine, dove le ricette si mescolano a mille altre esperienze (le ricette di famiglia, i viaggi, il suggerimento di un’amica, alla specialità che solo noi sappiamo fare….).

Inevitabile che l’arte non sia rimasta toccato da questa materia così malleabile e poliedrica, sia come mera rappresentazione, che come qualcosa di simbolico.

Il percorso segue gli argomenti che riguardano il cibo, la sua preparazione, la sua distribuzione e la sua condivisione, sia nella sfera privata che in quella pubblica e cercherà di documentare gli sviluppi e le soluzioni adottate per la sua consumazione: dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita e al picnic, dalle articolazioni pubbliche di bar e ristoranti fino alle soluzioni avvenute in rapporto al viaggio per strada, in aereo e nello spazio, fino alla progettazione e presentazione di edifici dedicati ai suoi rituali e alla sua produzione.

«Intorno al cibo si crea l’identità dei popoli e del mondo, quindi parlarne significa fare un salto nella memoria».

Sicuramente l’allestimento di tutto il percorso è di per sé un’opera d’arte, che ripercorre un po’ della nostra storia e ha a tutti gli effetti un forte impatto a livello sensoriale.Credo che sia stato un primo atto davvero importante, prima della grande abbuffata, che l’Expo ci regalerà.

Ci vorrebbe forse più di un giorno per potersi godere tutte le opere esposte.

E allora per gustare meglio insieme a voi le varie suggestioni, che questa ampia rassegna propone e apprezzarne tutti i gusti, propongo di seguire in piccole parti l’ampio catalogo e i suoi temi, di cui prossimamente vi parlerò, perché il piacere della bellezza va nutrito e assaporato.

 

maxim
Written by maxim

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