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Alcune opere di Dalì

Alcune opere di Dalì


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Ho visitato recentemente Dalì experience a Bolognadopo aver visto la bella mostra su Dalì Palazzo Blu a Pisa, Il sogno del classicodi cui vi ho parlato già in questo post.

Sono rimasta molto colpita dalla sua arte, vista in maniera diversa in queste due esposizioni: una panoramica della sua arte per penetrare i segreti di questa mente geniale, la prima, una carrellata di opere anche inediti, da cui emerge l’amore per il classicismo la seconda.

Ho raccontato ancora in breve la vita e la storia di questo personaggio così affascinante e adesso vi vorrei lasciare alcune opere significative.

Diceva Dalì:

“Ci sono giorni in cui credo che morirò per un overdose di soddisfazione “

Iniziamo dalle prime e vediamo piano piano il trasformarsi della sua arte verso il Surrealismo.

  • Autoritratto, del 1921

L’artista si ritrae su uno sfondo di paesaggio nel quale è ben riconoscibile la linea di costa su cui sorge il villaggio di Cadaqués, dove la sua famiglia possedeva una casa di villeggiatura.

Fin dall’infanzia l’artista frequentò questi posti, che imparò ad amare e questo attaccamento durò tutta la vita: riconoscibili in alcune opere iniziali, ancora figurative, saranno trasfigurate, ma sempre presenti, nel periodo surrealista, diventando lo scenario, dove il pittore farà vivere le sue creature.

Ispirazione del quadro fu per lui l’arte di Raffaello.

Infatti, già a 15 anni dimostrava una grande conoscenza dei maestri del passato e l’amore per l’arte del 1500 e 1600, non comune, certo, per un giovane. Vedi la mostra di Dalì a Pisa.

  • Figura a una finestra, del 1925

Nel dipinto è raffigurata la sorella dell’artista, Ana Marìa, che qui aveva 17 anni, affacciata alla casa di vacanze e Cadaqués.

Come abbiamo visto questo luogo ricorre spesso in questi anni, ma anche il soggetto, la sorella, è spesso ritratto o inserito in varie composizioni del periodo.

Inoltre, le donne riprese di schiena esercitavano un forte fascino su Dalì, perché risalgono a ricordi di infanzia, in particolare alla figura della bambinaia.

Più tardi sarà Gala a servire da modella per le numerose varianti su questo tema.

  • Donna sdraiata, 1926

Durante il suo primo viaggio a Parigi, nel 1926, Dalì fa visita a Picasso, le cui opere già conosceva bene.

Vediamo che Dalì fu influenzato dallo stile di Picasso, anzi più che semplice influenza, è come se volesse provare a dipingere nello stile di Picasso, che era nuovo, ma non era il suo di stile.

La monumentalità della figura sembra fondersi con la roccia, in questo scorcio impressionante,  e l’anatomia è riassunta in una geometria, che riproduce una stella.

Ancora una volta in quest’opera riconosciamo la sorella, riconoscibile dal profilo del volto.

  • Cestino di pane, 1926

E’ un evidente omaggio alla tradizione pittorica spagnola, in particolare alle nature morte di Vèlazquez e Zurbàran.

La minuziosa precisione con la quale vengono rappresentati l’intreccio del cesto e la minuzia della crosta del pane, sono una costante nell’opera di Dalì, sempre attento ai particolari, che ritroveremo più avanti anche nelle opere più surrealiste.

Il cibo, per Dalì, non è semplice nutrimento o sostentamento, ma diventa anche, in alcuni suoi pensieri e alcune sue opere esageratamente erotico.

Nel 1973 Dalì portò anche a termine e pubblicò un enorme libro di ricette, soprattutto afrodisiache, intitolato: Le cene di Gala, ispirate dalla compagna, Gala, appunto.

  • L’enigma del desiderio, mia madre, mia madre, mia madre, 1929

Considerato da Dalì uno dei più importanti quadri di tutta la sua carriera. In tutta la sua produzione non troviamo mai la figura della madre e potrebbe essere questo uno dei rari omaggi.

In mezzo a un vasto paesaggio desertico si eleva una strana roccia giallognola, dove si trovano vari incavi con la scritta “Ma mére”.

La roccia emerge dal terreno da una palpebra chiusa, che diviene una presenza costante nei suoi quadri surrealisti (alla fine Dalì dipingeva i suoi sogni, no?).

Sulla sinistra riunite alcune sue ossessioni: il pesce, la cavalletta, la mano che brandisce un coltello, una testa femminile, il leone che ruggisce, simbolo di tutti i desideri e di forza.

  • Viso di Mae West utilizzabile come appartamento surrealista

Dalì rimase così affascinato dall’attrice americana Mae West da pensare di usare i tratti del suo volto, per progettare un vero e proprio spazio nel quale allestire un appartamento, che oggi si trova al Museo di Figueres.

Allora vengono esaltate quelle caratteristiche di sensualità un po’ pacchiana, che rappresentavano la maggior arma di seduzione della donna.

Esempio classico sono le labbra, utilizzate per il divano, . I capelli sono trasformati in sontuose tende e gli occhi in due splendidi paesaggi.

Ancora negli anni ’30 Dalì fece costruire un sontuoso Sofà su commissione del suo ricco mecenate inglese Edward James, il cui colore rosa shocking era ispirato a un famoso profumo lanciato dalla stilista Elsa Schiapparelli, per la quale l’artista aveva disegnato anche modelli per abiti e cappelli.

  • Coppia con le teste piene di nuvole, 1936

E’ questa una delle più poetiche invenzioni di Dalì.

Le due figure ridotte ad una semplice silhouette, sottolineate dalle eleganti cornici dorate, rappresentano Gala e Dalì, visti in una posizione molto simile a quella dei contadini dell’Angelus di Millet.

Le teste racchiudono due meravigliosi paesaggi, sovrastati da un meraviglioso cielo pieno di nuvole che si addensano in corrispondenza delle teste.

In primo piano una tavola coperta sul quale sono disposti alcuni oggetti: un bicchiere con dentro un cucchiaio, un peso da bilancia e un grappolo di uva nera.

  • Giraffa in fiamme, 1937

Una figura femminile allungata con magre braccia, dove ricompare uno dei motivi ricorrenti in Dalì: i cassetti, semiaperti, inseriti nel corpo.

Strane stampelle sono sparse nel corpo a sorreggere strani prolungamenti, perché il corpo è molle e ha bisogno di sostegno.

Da notare che spesso le sue figure femminili si ispirano alla statuaria classica, dove nella sua arte vengono trasformate, e in qualche maniera rese più fragili, ma alla fine della composizione, conservano un’armonioso bilanciamento.

E’ come se si sgretolasse l’armonia, per poi rifarla da capo.

  • Il sonno, 1937

La mostruosa testa addormentata di questo quadro non è altro che la ripresa, più volte sfruttata, di questo inquietante personaggio dalle lunghe ciglia, presente anche in altre opere, e altri non è che Dalì stesso: creatore dei propri incubi.

Il sonno è tra le ossessioni più ricorrenti di Dalì. Tuttavia il riferimento diretto in questo caso è alla guerra Civile in atto nel suo paese, da cui il grande desiderio di sprofondare in un sonno che lo liberasse dalla visione di quegli orrori.

Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio, 1944

Dalì che si dimostra ancora una volta appassionato lettore di Freud, ha qui voluto illustrare una delle scoperte del professore intorno al meccanismo dei sogni e precisamente il fatto che spesso si inseriscono nel sogno stimoli derivanti da stimoli esterni, che vengono integrati in esso con assoluta coerenza.

In questo caso il sogno è di Gala, che si risveglia proprio nel momento in cui avverte il ronzio di un’ape attorno ad una melagrana, che le evoca l’immagine di una baionetta pronta colpirla.

Questa immagini derivano dalla scultura di Gian Lorenzo Bernini, dell’elefante che regge sul dorso l’obelisco, nella piazza di Santa Maria sopra Minerva a Roma.

  • Cristo di San Giovanni della Croce, 1951

E’ questo forse uno dei più spettacolari dipinti religiosi di Dalì e uno dei suoi dipinti più famosi in assoluto.

L’originalità dello scorcio ardito e un’indubbia abilità tecnica lo hanno reso popolare fra il grande pubblico, tanto che negli anni ’50 fu oggetto anche di un atto vandalico.

Dalì disse di essersi ispirato ad un disegno mistico spagnolo e ad un’immagine che aveva sognato.

Un aspetto che colpisce è la mancanza sul Cristo dei simboli della Passione, come la corona di spine o i chiodi nelle mani e nei piedi, Dalì vuole infatti rappresentare Cristo “bello come un Dio quale era veramente”.

 

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maxim
Written by maxim

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