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Edward Hopper e la donna che aspettava

Edward Hopper e la donna che aspettava

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C’è un’immagine, che mi affascina molto pensando al caffè, di un artista, Edward Hopper, che ha su di me un certo fascino.

Pittore “silente”, che meglio di chiunque altro riesce a riprodurre la vita del caos metropolitano cristallizzandola per guardare meglio dentro e la sua opera è Automat del 1927.

Questo quadro raffigura una donna sola, in un distributore automatico, che non sappiamo se sia pieno o meno di gente.

Il centro della scena è lei, che è comunque isolata a quel tavolo con il suo caffè.

Quello che Hopper ci fa arrivare è tutta la tristezza che la donna emana.

E allora a guardarla ci verrebbe voglia di indagare e di sapere e alla fine ci identifichiamo, perché a tutti sarà capitato un attimo del genere.

Sarà capitato di sentirsi soli anche in mezzo a tanta gente, o di sentirsi soli perché magari in viaggio e lontani da tutto. O forse soli perché non la pensavamo come gli altri.

I suoi personaggi sono persi nel loro mondo in istantanee, che ritraggono una vita troppo veloce di cui diventano simboli.

A volte quelle immagini danno l’idea o si presterebbero benissimo per dei cartelloni pubblicitari: una pubblicità dei sentimenti.

La sua arte è anche molto cinematografica, viene da chiedersi se è successo qualcosa o se qualcosa accadrà, come in alcuni film di Dario Argento e di Alfred Hitchock.

Mi ricordo che quando ero piccola mandavano degli episodi di telefilm cortissimi che si intitolavano “Il brivido dell’imprevisto”, dove in pochi minuti si creava una certa suspence, che poi veniva risolta in maniera anche originale.

E’ quello che mi viene da pensare guardando questo dipinto, chissà chi arriverà, cosa farà questa donna o cosa succederà nel locale.

E’ come se volessi una motivazione per guardare, un colpo di scena, che mi motivi l’attesa, una spiegazione che poi non ci sarà.

Ricorda un altro quadro di solitudini, ma in maniera diversa, L’Absinthe di Degas.

Ma questa non è una donna che vanifica il suo dolore nell’assenzio, magari non è neanche triste, ma riflette. A distanza di cinquant’anni una rappresenta la distruzione di se stessa, l’altra è il simbolo di una città che è troppo veloce e che a volte ci isola.

Non so perché ma nel mio cassetto di ricordi c’è una poesia, che ritrovai casualmente e che ora mi sembra bello mettere qui a conclusione di questo articolo. Non so di chi sia e non mi ricordo come sia venuta a me, però mi piacerebbe condividerla, perché particolarmente vicina al personaggio appena visto.

NON DITELO A NESSUNO, MA LA NOTTE E’ MOLTO MEGLIO DEL GIORNO. PERCHE’ DI NOTTE QUASI SEMPRE SI DORME. PERCHE’ DI NOTTE QUASI MAI SI DORME E QUANDO NON SI DORME SI FANNO ALTRE COSE, MA NON QUELLE CHE VENGONO IN MENTE DI GIORNO.

DI NOTTE SI FANNO LE COSE CHE VENGONO IN MENTE DI NOTTE, COME SOGNARE, PENSARE, SPERARE, CREDERE, CRESCERE, AMARE, GIOCARE, VIVERE…ASCOLTARE. DI NOTTE SI ASCOLTA MOLTO MEGLIO IL MONDO, PERCHE’ DI NOTTE IL SAPORE DEL MONDO SE NE ESCE FUORI, ACRE, PROFONDO, COME IL PROFUMO DEI FIORI DELLE NOTTI D’ESTATE.

DI NOTTE SI VEDONO MOLTO MEGLIO LE STELLE, LE STELLE CHE SONO TROPPE, COSI’ TANTE CHE CI SI SPAVENTA A GUARDARLE, O CHE INVECE CI RASSICURANO.

DI NOTTE SI VEDE LA LUNA. ANCHE DI GIORNO QUALCHE VOLTA SI VEDE LA LUNA, MA LA LUNA DI GIORNO NON PARLA. DI GIORNO LA LUNA E’ FUORI POSTO, CREA L’IMBARAZZO DELL’INUTILITA’.

DI NOTTE LE COSE PARLANO, NON CI VUOLE MOLTO A CAPIRE LE COSE DI NOTTE.

ASPETTA, SIEDITI E ASCOLTA. LO SCRICCHIOLIO DI UN ARMADIO, L’IMPAZIENZA DI UN VECCHIO RUBINETTO, LO SGRANCHIRSI DI UNA LIBRERIA O LA SILENZIOSA CRESCITA DI UNA FOGLIA.

CI SONO COLORI, NELLA NOTTE. CI SONO TUTTI I COLORI DEL BUIO. SE SAI GUARDARE SONO COLORI PIENI DI COLORE. PROVA A CHIUDERE GLI OCCHI, ADESSO, CHIUDILI FORTI, FORTISSIMO…CERCA TUTTI I COLORI CHE TI REGALA LA TUA TESTA. TIENILI BENE DENTRO PERCHE’ TI SERVIRANNO DOMANI, QUANDO LA NOTTE SARA’ SPARITA D’INCANTO E IL GIORNO AVRA’ BISOGNO DELLA TUA FANTASIA.

SIAMO NOI CHE COLORIAMO LA VITA, LA COLORIAMO CON I COLORI CHE ABBIAMO SAPUTO SCOPRIRE NEL BUIO DELLA NOTTE.

CI SONO INCONTRI NELLA NOTTE. OMBRE CHE DIVENTANO GIGANTI COSI’ GRANDI CHE CI SEMBRA DI NON AVERE LE BRACCIA ABBASTANZA LUNGHE PER POTERLE ABBRACCIARE. EPPURE SONO OMBRE REALI COME NOI E NOI SIAMO OMBRE GIGANTI PER GLI ALTRI.

PERSONE CHE DICONO COSE GRANDI COME MONTAGNE E SOLIDE COME ROCCE, MAGICHE COME MAREE…COSE CHE SI DICONO SOLO LA NOTTE.

E CI CHIEDIAMO – NELLA NOTTE – PERCHE’ QUANDO VIENE GIORNO TUTTO DIVENTA FORSE PIU’ BANALE, CERTO PIU’ INCOMPRENSIBILE.

PERCHE’ GLI AMORI RITORNANO AD ESSERE AMORI NORMALI DI GIORNO E LE GRANDI INTUIZIONI SI MORTIFICANO IN PENSIERINI, GLI AMICI SI RIDIMENSIONANO E LE COSE SI RISCOPRONO MUTE…E PERCHE’ I SOGNI, CHE SONO NELLA NOTTE REALI, TORNANO AD ESSERE SOGNI IL GIORNO DOPO. EPPURE BASTA AVERE LA CHIAVE PER APRIRE LE PORTE DELLA NOTTE E ANCHE I MURI DEL GIORNO.

LA NOTTE HA LETTURA ACCESSIBILE, BASTA CONOSCERNE L’ALFABETO…FANTASIA, CURIOSITA’, AMORE, ATTENZIONE, SENSIBILITA’, DISPONIBILITA’…

IN FONDO C’E’ SOLTANTO QUESTO MODO PER VIVERE LA NOTTE E PER PREPARARE IL GIORNO CHE VIENE. PERCHE’ IL SENSO PIU’ VERO DELLA NOTTE RESTA SOPRATTUTTO IL GIORNO.

maxim
Written by maxim

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