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Da quei fagioli è nato il mito di Andy Warhol

Da quei fagioli è nato il mito di Andy Warhol

A breve, il 25 febbraio, aprirà al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art la mostra su Andy Warhol: WARHOL vs GARTEL. HYP POPa a cura di Maurizio Vanni.

Mi piacerebbe allora parlarvi di questo grandioso personaggio della Pop Art, che può piacere o meno, ma che sicuramente ha cambiato la storia dell’arte americana.

Dipingo questi oggetti perché sono le cose che conosco meglio. Non provo a muovere una critica agli Stati Uniti, non cerco di mettere in risalto nessuna bruttura… L’idea dell’America è meravigliosa, perché più una cosa è uguale più è americana… Il consumatore ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Il presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola e anche tu puoi berla. Una Coca è una Coca e nessuna somma di denaro ti può permettere una Coca Cola migliore di quella, che beve il barbone all’angolo. Liz Taylor lo sa, il presidente lo sa, il barbone lo sa e lo sai anche tu.

Ogni opera va letta nel proprio tempo e Andy Warhol va inquadrato nel periodo in cui opera.

Il nostro artista lo troviamo a confrontarsi con la società del secondo dopoguerra, in cui lo sviluppo industriale e il ritrovato benessere economico, portano ad una produzione di oggetti e beni di consumo in grandi quantità, per l’effetto del boom economico, magari a discapito della qualità, ma a prezzi così ridotti da poter essere acquistati da tutti.

Warhol vuole ironizzare in tutta la sua opera sulla mercificazione degli oggetti moderni(quelli anche più stupidi come una scatola di sugo o zuppa) e soprattutto sottolineare il concetto di serialità: quindi non è più la mano di un artista a fare l’opera, ma una semplice operazione meccanica.

Racconta Andy Warhol, che da piccolo mangiava ogni giorno la famosa zuppa Campbell’s, popolare in America, e diventata poi un’icona nella sua arte.

La madre usava le lattine, in cui essa era contenuta, per farne fiori metallici, che rivendeva per pochi centesimi, ma che servivano comunque ad arrotondare lo stipendio del marito.

Ma la zuppa Campbell’s  non è “semplicemente” l’infanzia dell’artista: è il vissuto di tutti gli americani, merito del pittore è attirare l’attenzione su un qualcosa, che da tanto che è popolare, è diventato paradossalmente invisibile.

Chi, prima di Warhol, ha riflettuto su una minestra in scatola?

I cento barattoli dipinti in fila, allineati come sullo scaffale del supermercato, fotografano l’America avvolta dal consumismo.

Se prendiamo in analisi la zuppa Campbell’s scopriamo che negli anni ‘60 era uno tra i prodotti più richiesti in America: pratico, comodo e veloce da usare. Perché sprecare tempo per una zuppa quando posso acquistarla già pronta?

Ed ecco che Warhol sfrutta la “popolarità” del prodotto riproducendolo in serie, celando un senso di nostalgia per le vecchie tradizioni e denunciando la perdita dei valori nella società a lui contemporanea.

Warhol diviene manifesto dell’America nel bene e nel male.

L’artista puntava alla massima circolazione delle sue opere, alla loro diffusione in tutto il mondo, tanto da renderle (e rendersi) immediatamente riconoscibile ovunque.

E  non a caso, sceglie di essere non un “maestro” da pezzi unici, ma un “operaio” da catena di montaggio, e se la sua arte è famosa e conosciuta in tutto il mondo, così lo sarà anche chi la porta alla ribalta..

E la sua arte si può allora riassumere in un suo pensiero:

E’ solo la presentazione di un oggetto noto, perché parte della mia cultura: esattamente come lo sono i personaggi dei cartoons, i divi, la coca-cola o i biglietti da un dollaro…

maxim
Written by maxim

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